Posso portare mio figlio all’estero in vacanza senza il consenso dell’altro genitore?

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Cosa dice la legge, cosa prevedono gli accordi di separazione e cosa fare se l’altro genitore si oppone.

L’estate si avvicina. Hai organizzato tutto: volo, hotel, magari una settimana al mare in Grecia con tuo figlio. Poi arriva il dubbio: serve il permesso dell’altro genitore?

La risposta breve: sì, serve.

Il Codice civile è chiaro su questo punto. L’articolo 337-ter stabilisce che le decisioni importanti per i figli, tra cui la scelta della residenza e gli spostamenti significativi, vanno prese insieme da entrambi i genitori. Un viaggio all’estero rientra in questa categoria, anche quando si tratta di una semplice vacanza. Non è una formalità burocratica: è una tutela per il minore e per entrambi i genitori.

E questo vale sempre. Anche in caso di affidamento esclusivo.

Cosa succede se c’è già una separazione o un divorzio

La prima cosa da fare è rileggere la sentenza. Molti accordi di separazione contengono clausole specifiche sui viaggi all’estero dei figli, e le possibilità sono diverse.

Alcuni accordi richiedono il consenso scritto per ogni singolo viaggio. A volte includono anche restrizioni particolari: niente paesi con vaccinazioni obbligatorie o situazioni sanitarie a rischio senza il via libera esplicito di entrambi.

Altri accordi sono più flessibili: prevedono un’autorizzazione generale reciproca che consente a ciascun genitore di viaggiare con i figli nei propri periodi di vacanza, a patto di comunicare destinazione e recapito con anticipo ragionevole.

Il punto chiave: quello che c’è scritto nella sentenza conta più di qualsiasi consuetudine tra voi. Se l’accordo dice “consenso scritto per ogni viaggio”, serve quello. Punto.

E se l’altro genitore dice no?

Qui viene la parte delicata.

Se l’altro genitore rifiuta il consenso, non puoi partire comunque. Portare tuo figlio all’estero senza autorizzazione può avere conseguenze serie: da quelle civili, come la modifica delle condizioni di affidamento a tuo sfavore, fino alla configurazione di una sottrazione internazionale di minore ai sensi della Convenzione dell’Aja del 1980. Non è un rischio teorico.

La strada corretta è un’altra: rivolgersi al giudice. Si presenta un ricorso al Tribunale, che valuterà le ragioni di entrambi e deciderà nell’interesse del minore. Se il rifiuto dell’altro genitore è pretestuoso, a fronte di un viaggio sicuro e compatibile con le esigenze del bambino, il giudice autorizzerà la partenza.

Serve tempo? Sì, un po’. Ma è l’unica via che ti protegge davvero.

Tre cose da fare prima di prenotare

Rileggi la sentenza. Verifica se ci sono clausole specifiche sui viaggi all’estero e con quali modalità (consenso singolo, autorizzazione generale, obbligo di comunicazione).

Ottieni il consenso per iscritto. Un messaggio WhatsApp può bastare, ma una comunicazione scritta formale è più sicura. Conserva tutto.

Non agire da solo. Se c’è un rifiuto, rivolgiti al Tribunale. Un avvocato può aiutarti a presentare il ricorso in tempi rapidi.

Se hai dubbi sulla tua situazione specifica, o se l’altro genitore si sta opponendo alla partenza, possiamo parlarne in una consulenza e capire insieme come muoverci.



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