Mia figlia minorenne vuole andare in vacanza senza di me: serve il consenso dell’altro genitore?

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«Mia figlia ha diciassette anni e vuole passare una settimana al mare con le amiche più grandi, tutte maggiorenni. Io in quei giorni lavoro e non posso accompagnarla. Posso lasciarla andare? In fondo la decisione è mia, sono la madre.»

La domanda me la portano spesso, di solito a giugno, con la valigia già mezza pronta nella testa. E la risposta, per quanto scomoda, è netta: no, quella decisione non è solo tua. Anche se vivi con lei, anche se sei tu ad occupartene ogni giorno. Vale la pena capire perché, perché il punto non è la fiducia nelle amiche o la maturità di tua figlia: è chi ha voce in capitolo quando si tratta di lei.

Una scelta che si prende in due

La responsabilità genitoriale appartiene a entrambi i genitori, e le decisioni di maggiore interesse per un figlio si prendono di comune accordo. Lo dice l’articolo 316 del codice civile, e lo ribadisce il 337-ter per le famiglie separate o divorziate. Su questo la legge non distingue in base a chi ha l’affidamento o a chi vive con il ragazzo tutti i giorni: le scelte che contano davvero restano di tutti e due i genitori, sempre.

Resta da capire se una vacanza da sola con terzi sia una di quelle scelte che contano, oppure ordinaria amministrazione, come iscriverla in palestra o portarla dal dentista. E qui la risposta è chiara: finché non compie diciotto anni tua figlia resta minore, e una minore che parte senza alcun genitore, affidata a persone che non fanno parte della famiglia, rientra tra le decisioni di maggiore interesse. Non per sfiducia verso le amiche, ma per la natura stessa della situazione: c’è un affidamento a terzi, ci sono margini di rischio per la sicurezza, c’è una scelta che può pesare sulla vita di tua figlia. I tribunali di Monza e di Torino, nei loro protocolli sulle decisioni condivise, mettono nero su bianco proprio le voci «viaggi e vacanze trascorsi autonomamente dal figlio»: le classificano tra quelle che richiedono l’intesa preventiva di entrambi i genitori. Non è un’interpretazione mia, è un orientamento scritto.

La voce di tua figlia conta più di quanto pensi

C’è però un aspetto che ribalta la sensazione di un divieto imposto dall’alto, ed è il più importante. A diciassette anni tua figlia è a un passo dalla maggiore età: non è una bambina di cui si dispone, è una persona la cui opinione ha un peso giuridico che non si può ignorare. La legge impone da tempo, già dai dodici anni, che il minore venga ascoltato nelle decisioni che lo riguardano, e a diciassette quel diritto è nel pieno della sua forza: le sue aspirazioni entrano a pieno titolo nella valutazione.

Questo cambia il senso di tutto il discorso. Non stiamo parlando di chiedere un permesso a un ostacolo, ma di costruire una decisione in cui il desiderio di tua figlia è un elemento vero, da mettere sul tavolo, non da liquidare. Se la vacanza è pensata bene, con persone affidabili e in un contesto sicuro, il suo volerla non è un capriccio da gestire: è una ragione da portare, anche di fronte a un padre titubante e, se serve, di fronte a un giudice.

Se l’altro genitore dice no

Mettiamo che tu sia convinta e che il padre, invece, si opponga. Non puoi farla partire lo stesso confidando che non se ne accorga o che poi passi. Autorizzare da sola una decisione che spettava a entrambi espone a una conseguenza concreta: quel comportamento può essere valutato dal giudice contro di te, fino a incidere sulle modalità di affidamento. Un rischio reale, sproporzionato rispetto a una settimana di mare.

La strada corretta è un’altra, e non è complicata. Davanti a un disaccordo su una questione importante, ciascun genitore può rivolgersi al giudice senza formalità, indicando la soluzione che ritiene migliore. Il giudice ascolta entrambi e ascolta anche la ragazza, e decide nell’interesse di lei. Se il no dell’altro genitore è pretestuoso, a fronte di una vacanza sicura e sensata, la partenza viene autorizzata. Serve un po’ di tempo, ma è l’unica via che protegge tutti, tua figlia per prima.

Un chiarimento, perché non si faccia confusione con un’altra situazione frequente: qui parliamo di una minore che parte da sola, in Italia, con terzi. Se invece sei tu ad accompagnarla e la meta è all’estero, valgono regole in parte diverse, con un rischio ulteriore legato agli spostamenti oltre confine, di cui ho scritto in un altro articolo del blog.

Prima di dire sì a tua figlia

Il primo passo non è chiedere un permesso: è aprire la conversazione con l’altro genitore, per tempo e mettendo sul tavolo i dettagli concreti, chi sono le persone con cui parte, dove va, per quanti giorni, come sarà raggiungibile. Un consenso messo per iscritto, anche solo un messaggio conservato, vale molto più di un accordo verbale che nessuno ricorda uguale sei mesi dopo.

E se la conversazione si blocca, non trasformarla in un braccio di ferro da cui tua figlia esce comunque perdente. Un disaccordo tra genitori su una vacanza si può portare davanti al giudice in modo rapido e informale, ed è meglio farlo con qualcuno che sappia come impostarlo. Se ti trovi in questa situazione, o vuoi capire prima di muoverti come stai messa rispetto agli accordi che già hai, possiamo vederlo insieme.

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