Quando un avvocato rappresenta tuo figlio: il Curatore Speciale del Minore – parte seconda

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«Avvocato, ho letto questo atto del tribunale tre volte. C’è scritto che il giudice ha nominato un “curatore speciale” per mia figlia. Significa che pensano che io non sia capace di farle da madre?»

La signora che me lo chiede ha gli occhi rossi. È convinta che quel nome – curatore speciale – sia un’accusa rivolta a lei. Non lo è. Ed è il primo punto da chiarire, perché la confusione attorno a questa figura è quasi totale.

Non è un giudizio sui genitori

Il curatore speciale del minore non sostituisce nessun genitore. Non li giudica nel ruolo educativo. È l’avvocato di tuo figlio: quello che, dentro il processo, parla per lui – quando lui non può parlare da solo, e quando i genitori, presi dal conflitto, rischiano di non parlare per lui ma di sé.

Lo prevede l’art. 473-bis.8 del codice di procedura civile, introdotto dalla Riforma Cartabia recependo principi che il nostro ordinamento aveva ratificato già con la Convenzione di Strasburgo del 1996. La logica è semplice, potente, netta: in un procedimento che riguarda un minore, può accadere che gli interessi del bambino non coincidano con quelli di nessuno dei due genitori. In quei casi, il minore deve avere voce processuale propria – non delegata, non interpretata.

Quando il giudice deve nominarlo

Fino a pochi anni fa, la nomina del curatore speciale era una mossa rara, riservata ai casi più gravi: decadenza della responsabilità genitoriale, sospetto di maltrattamento, procedimenti di adottabilità. Era percepita come una misura estrema.

La Cartabia ha cambiato il quadro. Oggi l’art. 473-bis.8 c.p.c. distingue tra due ipotesi: una nomina obbligatoria – quando esistono conflitti d’interesse strutturali tra il minore e i genitori, oppure quando uno dei genitori è gravemente inadeguato – e una nomina discrezionale, rimessa alla valutazione del giudice nei casi di tensione meno acuta ma comunque rilevante.

Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 12193/2019, avevano già anticipato la direzione: il conflitto d’interessi non si presume, si valuta in concreto, ma quando emerge il giudice deve nominare il curatore, non può. La Riforma ha consolidato quel principio nel testo del codice.

A livello europeo, la Raccomandazione UE 2024/1238 ha rafforzato la cornice: gli Stati membri devono garantire che il minore coinvolto in procedimenti familiari abbia accesso effettivo a un rappresentante autonomo. L’Italia, su questo terreno, è oggi sostanzialmente allineata.

Cosa fa, concretamente, per tuo figlio

Cosa significa, per tuo figlio, avere un curatore speciale?

Significa che ha un proprio avvocato che tutela lui e i suoi interessi. Una persona che lo ascolta in un colloquio privato, separato dai genitori, in cui può dire quello che pensa senza la pressione di nessuno. Non è l’audizione davanti al giudice (di cui ho scritto nella parte prima di questa serie): è una relazione di rappresentanza più costante, che dura per tutto il processo.

Il curatore può presentare istanze in nome del minore, partecipare alle udienze, chiedere consulenze tecniche, fare ricorso. Ha pieno potere processuale. Non firma per il minore – è il minore, dentro l’aula. Il che cambia gli equilibri: in un procedimento dove prima c’erano due genitori che litigavano e un bambino oggetto della contesa, ora ci sono tre voci, e quella del bambino non passa più per il filtro emotivo di nessuno dei due genitori.

C’è un dettaglio che pochi conoscono e che vale la pena sottolineare: dai quattordici anni il minore può chiedere lui stesso al giudice la nomina di un proprio curatore speciale. Lo dice espressamente l’art. 473-bis.8 c.p.c. È un riconoscimento di capacità che fino a poco tempo fa il nostro ordinamento non contemplava, e che apre scenari nuovi per gli adolescenti stretti in dinamiche familiari conflittuali.

Quando può servire chiedere al giudice la nomina di un curatore speciale

Arriviamo al punto pratico. Quando, in una separazione o in un procedimento di affidamento, ha senso valutare con il proprio avvocato se chiedere al giudice la nomina di un curatore speciale per i figli?

Alcuni segnali ricorrenti, dalla mia esperienza.

Conflitto genitoriale acuto e cronico, dove ogni decisione che riguarda i figli – scuola, sport, vacanze, scelte sanitarie – diventa terreno di scontro. Lì il bambino, di fatto, non ha rappresentanza: ognuno parla del proprio dolore, nessuno parla del suo. Anche in buona fede.

Sospetto di alienazione, manipolazione, o di gravi inadeguatezze educative da parte di uno dei genitori. Qui il curatore speciale serve a interrompere un circuito patologico, restituendo al minore un canale neutro.

Procedimenti che durano da anni, dove i figli – magari diventati adolescenti durante l’iter – sviluppano una posizione propria che non viene più ascoltata, perché i genitori parlano sopra di loro.

Da anni sono iscritta nell’Elenco dei Curatori Speciali del Minore presso l’Ordine degli Avvocati di Imperia, distretto di Genova. Non è un titolo decorativo: è una qualificazione che richiede formazione interdisciplinare specifica e che mi consente di essere nominata dai giudici proprio in casi come quelli che ho descritto.


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